Dove andare oggi
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Del rame, dei magli e della ceramica dell'alto Canavese restano una fucina diventata ecomuseo, alcune fucine e botteghe nelle valli, la grande fabbrica di Cuorgnè con i suoi musei e, a Castellamonte, il museo, la fornace e la Mostra della ceramica. Questa pagina dice, luogo per luogo, che cosa si vede e a chi chiedere le informazioni pratiche, che le fonti lette danno di rado.
La Fucina da Rame di Castellaro
La fucina sta nella borgata Castellaro, poco prima di Ronco Canavese, su una piana con un prato che arriva fino alla confluenza fra il Soana e il Forzo. OpenStreetMap segna il museo «Fucina del Rame», della rete Ecomuseo del Rame, a circa 60 metri dal Soana. Cima la pone in regione Crest, sulla sinistra del torrente, mentre il paese e la strada sono sulla destra: dal medioevo l'unico collegamento è una passerella di legno sulla forra, il «Ponte della fucina», da cui passavano le carovane del minerale e dei prodotti.
Accanto alla porta, su una pietra d'angolo a circa 2,50 metri da terra, si legge «GLAUDO CALVI» con la data 1675, sotto il monogramma di San Bernardino. Dentro, il reparto ha otto elementi: il forno a manica, il bancale di colata, la forgia grande, la forgia piccola, la zona di tranciatura e pesatura, la batteria principale a tre magli, quella secondaria a due magli e il doppio canale di gronda. Il forno a manica è l'unico forno per ridurre i minerali di rame conservato in Piemonte. Fuori dall'edificio stanno le due trombe idroeoliche, che soffiavano l'aria nel forno e nelle forge, e il canale che arriva dal Soana: è largo da 1,5 a 2,5 metri e in fondo si divide fra le trombe e le ruote, con un salto di circa cinque metri.
Nel rilievo del 1981 la batteria principale era come l'aveva lasciata lo smantellamento del secondo dopoguerra: il maglio di testa smontato, il manico segato, a terra i supporti di legno e la testa battente. Le fonti lette non dicono se dopo il restauro i magli siano stati rimontati. Oggi la fucina è un ecomuseo, nella rete degli ecomusei della Provincia di Torino, con una raccolta di oggetti in rame dei calderai della valle, che il Parco chiama «ruga», e un laboratorio didattico.
Fonti: Bussi 2026, p. 49; Parco Gran Paradiso 2024, pp. 1-2; OpenStreetMap; Cima 2025a, pp. 40, 89, 91-106
Dal restauro alla riapertura
Negli anni Novanta la fucina fu donata al Comune di Ronco Canavese. Nel 1996 il Comune la diede al Parco Nazionale Gran Paradiso in comodato d'uso per cinquant'anni e il Parco ne curò la ristrutturazione e l'allestimento. Il restauro, intorno al 2000, rifece il tetto e i muri, che erano in parte crollati.
Nei primi anni Duemila, con l'apertura dell'ecomuseo del rame delle valli Orco e Soana, la fucina arrivò a circa 7.000 visitatori l'anno. Chiuso nel 2004 l'agriturismo vicino, restò aperta d'estate per circa due anni; poi chiuse per i danni alla struttura e per quindici anni restò abbandonata. Nel 2021 si rifece la copertura e il 18 giugno 2022 la fucina riaprì. Con il progetto Re-Cuivre, nel 2023, ebbe dodici giornate di apertura e 544 visitatori e nacque il percorso artistico in rame «Genius loci» fra Ronco e Castellaro.
Quando la fucina abbia smesso di lavorare non si sa con precisione: Bussi scrive che restò in funzione fino al 1950, il Parco «fino all'inizio degli Anni '50» e, nella sua nota storica, che fino al 1952 produceva manufatti per i calderai incerto.
Fonti: Bussi 2026, pp. 53, 61, 64; Parco Gran Paradiso 2024, p. 2; Cima 2025a, pp. 89, 92
Le aperture del 2026, lette il 19 e il 20 ottobre 2026
Secondo le pagine del Parco lette il 19 e il 20 ottobre 2026, nel 2026 la Fucina apriva in giornate fissate da giugno al 13 settembre, dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18, con visite guidate alle 11, alle 15.30 e alle 17. A quella data il periodo di apertura era già finito. Laboratori ed escursioni si prenotavano entro il giorno prima al centro visitatori di Ronco.
Dal 2024 la Fucina ospita un laboratorio per fare gioielli di rame. I gruppi da 15 a 25 persone possono prenotare visite, escursioni e laboratori da metà giugno a metà settembre. Il Parco spera di arrivare a un'apertura stabile della Fucina, come per gli altri suoi centri visitatori: per ora le giornate sono fissate di anno in anno.
I prezzi non sono nelle fonti lette. Prima di partire conviene informarsi presso il centro visitatori di Ronco o sulle pagine del Parco Nazionale Gran Paradiso.
Fonti: Parco Gran Paradiso, pagine Eco-museum copper forge e Aperture estive della Fucina da Rame di Ronco Canavese, consultate il 19-20 ottobre 2026; Parco Gran Paradiso 2024, p. 1
Le valli del rame: Sparone, Pont, Alpette, Piamprato
Fuori da Castellaro le fonti lette non descrivono altri luoghi del rame aperti con orari, ma lasciano molti segni da cercare. A Sparone si conserva in parte la derivazione d'acqua della fucina del rame, dal torrente che scende da Ribordone. La fucina Giovando, che per Cima lavorava già nel Cinquecento, nel 1981 batteva ancora il rame con una batteria di tre magli a testa d'asino; la fucina Aimonetto lavorò fino al secondo dopoguerra. Se oggi si possano vedere dentro, le fonti lette non lo dicono.
A Pont, nella frazione Bisdonio, restano i montanti di pietra di una batteria di tre magli da ferro installata fra il 1808 e il 1809; una vecchia fucina del posto porta incisa su una pietra la data 1787. Paviolo chiama Pont la capitale storica dei magnin. Quando scrive, in paese lavorano ancora il rame a mano due botteghe di famiglia: quella di Vittorio Aimone in via Roma, dove si batte il cavato senza tornio, e quella di Elio Ceretto Castigliano in piazza Europa, con paioli e polentini sempre in cavato. Se siano aperte oggi va verificato.
Sopra Pont, OpenStreetMap segna ad Alpette l'«Ecomuseo del rame, del lavoro e resistenza», che nessuna delle fonti lette descrive. Quando Paviolo scrive, Alpette tiene ogni anno corsi di lavorazione del rame a mano, dalle tecniche di base allo sbalzo, affidati allo stesso Ceretto Castigliano; li seguono allievi fissi, i bambini delle elementari e d'estate i turisti. A Piamprato, in Val Soana, c'è un Monumento al Magnin con un rilievo in bronzo dei calderai al lavoro.
Nella presentazione di Archeologia del rame, nel 2025, Cima scrive che, nonostante le trasformazioni, «l'artigianato del rame non è del tutto scomparso».
Fonti: Bussi 2026, pp. 5, 23; Cima 2025a, pp. 7, 23, 40, 71, 79-81; Cima 2025b, pp. 155, 158, 235, 237; Paviolo, pp. 58, 88, 94-95, 119-122; OpenStreetMap
Canischio: la fucina del Punt Canavet
Nella valle del Gallenca, al «Punt» di Canischio, la fucina Canavet della famiglia Peradotto era ancora «perfettamente funzionante e in attività» quando Cima la schedò nel 1980. Aveva una ruota di ferro dell'Ottocento di 2,25 metri di diametro, che muoveva i magli a testa d'asino. Accanto c'era una seconda fucina, del rame, che lavorò fino agli anni Cinquanta.
Secondo «La Voce» il Comune di Canischio ha comprato la fucina nel 2009 e, dopo circa quindici anni e 150.000 euro di lavori, l'ha inaugurata il 6 aprile 2025 in frazione Braida 42, con le dimostrazioni di un fabbro al maglio a testa d'asino probabile. Dall'estate 2026, secondo l'Unione Montana Val Gallenca, la «Fucina del Ferro di Canischio» ha aperture estive da fine giugno, in rete con Alpette, Ronco Canavese e Sparone probabile. L'articolo del 2025 non dice che cosa il restauro abbia rifatto rispetto alle schede del 1980, se la ruota, l'albero, i magli o la tromba: va visto sul posto incerto.
Orari e prezzi non sono nelle fonti lette: per la fucina ci si informa presso il Comune di Canischio o l'Unione Montana Val Gallenca.
Fonti: Cima 1981, pp. 116, 167-168, schede 14CA, 15CA e M01/15CA; La Voce 2025; Unione Montana Val Gallenca 2026
Cuorgnè: la Manifattura e i suoi musei
A Cuorgnè la Manifattura, una filatura di cotone costruita fra il 1872 e il 1874 su progetto di Adolf Mauke, chiude nel 1991 e il Comune la compra per recuperarla probabile. Della fabbrica si riconoscono la torretta della scala con l'arco, la campana dell'orario e la banderuola «M.C.», dei primissimi anni del Novecento. OpenStreetMap segna il Canale della Manifattura, che attraversa la città fino all'edificio.
Nell'ex Manifattura ci sono il Museo Archeologico del Canavese, aperto nel 2004, e il Museo d'arte Carlin Bergoglio, aperto nel 2014; li riunisce il CESMA probabile. Il museo archeologico nasce dalle raccolte di trent'anni di ricerche sul territorio, fra il tardo Paleolitico e il medioevo. Espone ceramiche dell'età del Bronzo da Boire di Pont e materiali da Uvera di Cuorgnè, fra cui uno stampo in pietra per un pettine. Per chi segue il filo dei magli c'è il plastico della fucina di La Fray a Ceresole, con la batteria di due magli, il canale, la ruota e il fucinale. C'è anche il telaio settecentesco su cui Angela Braida ha tessuto lana, canapa, lino e cotone fino alla fine del Novecento.
L'opificio di Campore, a circa un chilometro dallo stabilimento, è stato ospedale delle Molinette dal 1942 al 1945 e dal 1969 una fabbrica di forni a induzione: le fonti lette non dicono che sia visitabile. Orari e biglietti dei musei non sono nei dossier: ci si informa presso il CESMA.
Fonti: Abà e altri 1995, pp. 39, 323, 338-339; Cima 2025b, pp. 145, 223, 227; ERIH, scheda online; Museo Archeologico del Canavese 2016, p. 1; Vigo, Archeocarta; OpenStreetMap
Castellamonte e la ceramica
A Castellamonte il Museo della ceramica di Palazzo Botton ha una sezione storica e una moderna, con opere donate dagli artisti, e secondo Turismo Torino l'ingresso è libero probabile. Conserva parti di stufe dal Seicento all'Ottocento, frammenti di fregi e capitelli, stoviglie e alari «Franklin» probabile. Le stufe di gusto classico di Castellamonte riprendono modelli che si trovano nelle dimore dei Savoia e dei nobili del Piemonte, in Russia e in altri paesi.
La città fa ogni anno la Mostra della ceramica, che espone i manifesti di tutte le edizioni dal 1961. Alla Mostra del 2017 c'erano le stufe dei produttori locali di oggi, accanto a stufe d'autore e di design, e partecipava il Liceo artistico «Felice Faccio», che forma i nuovi ceramisti. Nel 2026 la Mostra internazionale della ceramica era alla 65ª edizione, dal 22 agosto al 13 settembre, in 16 sedi probabile. Nel 2016 le sedi erano otto, fra cui Palazzo Botton, il liceo, la Fornace Pagliero, la Rotonda Antonelliana e il castello probabile.
A Spineto la Fornace Pagliero è un centro ceramico e un museo con biglietto probabile. Vi si conservano attrezzature d'epoca, stampi e matrici e una camera di cottura dell'Ottocento, con acroteri e vasi impilati. Secondo la scheda di Abbonamento Musei la Fornace conserva tre linee di produzione, dell'Ottocento, degli anni Trenta e degli anni Cinquanta; nel 2003 l'ha comprata un ceramista, che ha ripreso la produzione con gli stampi originali trovati sul posto probabile. Sulla data di nascita le fonti non concordano: la stessa scheda dà il 1814, il comunicato della Mostra del 2017 una manifattura nata «a fine settecento» con una fornace di inizio Ottocento.
In paese, nella casa della famiglia Allaira, già fabbrica di ceramiche, resta il grande forno di cottura «a fiamma rovesciata». Sulla collina di Filia, davanti alle grandi cave di argilla rossa, restano i ruderi della fornace Hoffman del 1882. Le fonti lette non dicono se questi due luoghi si possano visitare. Per il biglietto della Fornace e per gli orari dei musei ci si informa presso la Fornace Pagliero, la Città di Castellamonte o Abbonamento Musei, la cui scheda è stata letta il 20 ottobre 2026.
Fonti: Turismo Torino, schede online; Città di Castellamonte 2017, pp. 2-6; Mentelocale 2026; Piemonte Informa, articolo sulla 56ª Mostra; Abbonamento Musei, scheda della Fornace Pagliero, consultata il 20 ottobre 2026; Cima 2025b, p. 243; Giorda 1992, p. 8
Altri luoghi lungo l'Orco
Risalendo la valle, a Locana l'impianto del centro del paese, mosso da una roggia dell'Orco, lavorò fino alla metà del Novecento ed è per Cima «tuttora perfettamente conservato», con la macina per i cereali, il torchio e il frantoio per canapa e noci.
Scendendo verso la pianura, a Rivarolo il castello di Malgrà fu costruito fra il 1333 e il 1336 per Martino di San Martino, sulla riva destra dell'Orco, e fu restaurato da Alfredo d'Andrade. L'ala di ponente è costruita quasi tutta con ciottoli di fiume. Un affresco del castello è un documento della strada per Ivrea, che passava l'Orco con un guado e un traghetto. Il castello è del Comune di Rivarolo dal 1982 probabile.
A San Benigno Canavese, dell'abbazia di Fruttuaria resta il campanile medievale: nel 1770 il cardinale delle Lanze fece costruire la chiesa di oggi sopra le strutture antiche. I resti dell'abbazia furono ritrovati per caso nel dicembre 1979, durante i lavori per il riscaldamento della chiesa. Gli scavi hanno riportato alla luce la chiesa abbaziale a tre navate, una piccola rotonda che ricorda il Santo Sepolcro e un mosaico del presbiterio con grifoni ai lati dell'albero della vita. Le fonti lette non danno orari di visita: ci si informa presso l'Associazione Abbazia di Fruttuaria.
Il Canale di Caluso prende l'acqua dell'Orco a Spineto, vicino a Castellamonte, e corre per 28 chilometri fino a Mazzè. OpenStreetMap lo segna a est di Castellamonte ma non segna la presa sull'Orco. Ad Agliè, sul canale, sta il setificio costruito nel 1736 per il conte Giuseppe San Martino.
Fonti: Cima 2025a, pp. 182-183; Carta 2023, p. 99; Piemonte Italia, scheda online; Nigra 1934, p. 78; Museo Archeologico del Canavese 2016, p. 18; Ministero della Cultura, scheda online; Associazione Abbazia di Fruttuaria, pagina «Scavo»; FAI, scheda online; OpenStreetMap; Porro, Romanoni 2001, p. 2
Prima di partire
Molti luoghi di questa storia sono ruderi o stanno lontano dalle strade. Buttifinera, il villaggio abbandonato della bassa Val Soana con la fucinetta della famiglia Gea, sta a 1025 metri, circa 350 metri sopra il torrente, su pendenze oltre i 30 gradi: ancora oggi non ha una strada. Le miniere di rame sopra Vasario e Ceresa hanno cavi a cielo aperto e gallerie; OpenStreetMap segna cinque imbocchi «Miniera di Caramia» sul versante sopra Sparone. Le fonti lette non dicono nulla della sicurezza di queste gallerie né dei permessi per entrarci.
Alcune notizie di questa pagina vengono da libri scritti anni fa e vanno controllate sul posto. Le botteghe di Pont sono quelle che Paviolo trova quando scrive. La fucina Canavet è descritta com'era nel 1980 e non si sa che cosa abbia cambiato il restauro incerto.
Fonti: Cima 2025a, pp. 49, 64, 123, 126; Cima 2024, p. 217; Bussi 2026, p. 24; OpenStreetMap; Paviolo, p. 122; Cima 1981, scheda 15CA; La Voce 2025
Fonti della pagina
- Parco Nazionale Gran Paradiso, comunicato stampa Escursioni, laboratori e attività nella natura: è iniziata un'estate intensa per la Fucina da Rame di Ronco Canavese, 7 giugno 2024.
- Parco Nazionale Gran Paradiso, pagine Eco-museum copper forge e Aperture estive della Fucina da Rame di Ronco Canavese, pngp.it, consultate il 19-20 ottobre 2026.
- M. Bussi, Costruire nel costruito. Progetto per il recupero e restauro della Borgata Castellaro, tesi magistrale, Politecnico di Torino, relatore A. De Rossi, 2026.
- Cima 2025a: M. Cima, Archeologia del rame. Il caso del Canavese. Estrazione, metallurgia e sistemi produttivi, Torino, Nautilus - Museo Archeologico del Canavese, 2025 (seconda edizione, solo online, di Mastri ramai in terra canavesana, 1986).
- Cima 2025b: M. Cima, Il Canavese tra Rinascimento e Rivoluzione industriale, Torino, 2025 (solo online).
- M. Cima, Archeologia del ferro. Sistemi materiali e processi dalle origini alla Rivoluzione industriale, Torino, 2024 (edizione rivista, solo online, del libro del 1991).
- M. Cima, Archeologia e storia dell'industria di una valle, Firenze, All'insegna del Giglio, 1981.
- Paviolo, I magnin delle valli Orco e Soana (edizioni 1991, 2000, 2006; edizione della copia da confermare).
- «La Voce», Il Canavese riscopre le sue radici: inaugurata l'antica fucina del ferro al Punt Canavet, 1° aprile 2025. (divulgativa)
- Unione Montana Val Gallenca, appuntamento Riprendono le aperture estive della Fucina del Ferro di Canischio, 2026.
- Abà, Bertotti, Ronchetto, Simoletto, Savio, La Manifattura di Cuorgnè. Storia e archeologia di una grande industria, Cuorgnè, Corsac, «Orco Anthropologica» 8, 1995.
- European Route of Industrial Heritage, scheda Cuorgnatese Cotton Factory (CESMA).
- Museo Archeologico del Canavese, Visita al territorio afferente al Museo Archeologico del Canavese, Polo museale di Cuorgnè, 2016.
- S. Vigo, Cuorgnè (TO): Museo Archeologico del Canavese, Archeocarta (Gruppo Archeologico Torinese).
- Turismo Torino e Provincia, schede Ecomuseo del Rame, Museo della Ceramica, Fornace Pagliero, Castellamonte, Castelnuovo Nigra. (divulgativa)
- Città di Castellamonte, Mostra della Ceramica 2017, comunicato stampa.
- Mentelocale, Mostra Internazionale della Ceramica di Castellamonte 2026: un racconto in 16 sedi, 2026. (divulgativa)
- Regione Piemonte, Piemonte Informa, articoli sulla Mostra della ceramica di Castellamonte, 2016-2018.
- Abbonamento Musei, scheda Centro Ceramico Fornace Pagliero (dati del museo), consultata il 20 ottobre 2026.
- G. Giorda, «Note di storia della ceramica di Castellamonte. L'Ottocento», in Città di Castellamonte, Mostra della ceramica '92, 1992 (si cita la pagina della scansione).
- E. Carta, Malgrà, Prospettive culturali per la valorizzazione del Castello, tesi, Politecnico di Torino, 2023.
- Piemonte Italia, scheda Castello di Malgrà. (divulgativa)
- C. Nigra, Vicende di un castello del Canavese, 1934.
- Ministero della Cultura, scheda Abbazia di Fruttuaria; Abbonamento Musei, scheda Abbazia di Fruttuaria.
- Associazione Abbazia di Fruttuaria, sito, pagina «Scavo».
- FAI, I Luoghi del Cuore, scheda Canale di Caluso.
- E. Porro, L. Romanoni, Il filatoio da seta di Agliè in un percorso archeologico industriale lungo il canale Caluso, tesi, Politecnico di Torino, relatore L. Re, 2001 (sintesi).
- OpenStreetMap, dati © contributori OSM (ODbL), query del 19 ottobre 2026.
